Preghiera del geco – i racconti del lunedi 43

Dopo una lunga pausa (riempita da una lunga vacanza) eccomi di ritorno:


«Fatemi entrare, vi prego fatemi entrare,» dice il geco appiccicato sul vetro della finestra a Marina e Riccardo che guardano i pipistrelli svolazzare sugli alberi dall’interno della propria stanza d’hotel, «fatemi entrare, vi prego, ho paura, sono mostri, mi mangeranno.»

Marianna – i racconti del lunedi 42

Marianna è una ninfomane con un forte senso etico e odia l’ipocrisia. A Marianna piace fare l’amore con gli uomini, più sono meglio e’. Ma odia fare di nascosto. Quando guarda un uomo, che abbia la fede oppure no, lo avvicina e gli dice: “io ho voglia di fare l’amore con te. Lo so che sei sposato ma tanto io ho solo voglia di scopare.” Quello di solito si schernisce perché non capisce e qualche volta si allontana impaurito che sia una pazza o di avere una candid camera piazzata sopra la testa. Ma Marianna ha venticinque anni, lunghi capelli neri e boccolosi, una quarta intensa di reggiseno ed è bella, bella come nessuna ninfomane prima di lei. Spesso l’uomo le sorride e si guarda attorno prima di alzarsi dallo sgabello. «Baciami qui, prima di tutto. Baciami qui,» lei dice ma di solito lui rifiuta e le chiede di andare dove c’è più privacy. «Andiamo a scopare,» lei insiste. «Tanto vale che mi baci qui davanti a tutti.» E di solito l’uomo che stava per seguirla fa un cenno con la testa e si allontana impaurito.

Floridita, 1949 – i racconti del lunedì 41

«Lo trova al Floridita a quest’ora.»
«Grazie,» Richard Flores allunga una banconota da 10 CUC al barista dell’Ambos Mundos Hotel.
«Lei è un fan?»
«Giornalista, vorrei intervistarlo,» scende dallo sgabello al bancone. «Cioè, sì, sono anche un suo fan.»
Richard Flores raccoglie il suo panama dal bancone ed esce in strada. Prende a sinistra, attraversa tutto il calle Obispo fino in fondo e arriva davanti al Floridita. Cinque tassisti gli vanno incontro ma lui spiega che sta per entrare, non per andare via. Insistono che chiami uno di loro quando se ne andrà.
Entra al Floridita e ordina un daiquiri al bancone. Il cameriere in livrea, senza confermare di avere sentito, trita il ghiaccio.
«Senta, sa dove posso trovare…» cerca di richiamare l’attenzione del barista ma quello alza solo gli occhi e gli indica un uomo seduto per terra con la schiena contro il muro. Sta dormendo con la testa che gli pende sulla spalla destra. E sovrappeso ma non troppo grasso, con una barba bianca.
«Questo?» dice Richard Flores al barista che annuisce e gli serve il daiquiri davanti. «Questo è il grande Hemingway?»

The World’s “Greatest Bars” from Esquire, 1959

Lo sceneggiatore – i racconti del lunedì 40

Riccardo esce di casa ogni giorno alle 3 del pomeriggio per tornare nella sua ferramenta. Il 15 novembre, mentre aspetta l’ascensore sul pianerottolo, sente il nuovo vicino litigare selvaggiamente con la moglie. Ma “fra moglie e marito mai mettere un dito” si dice con un sorriso.
Il 16 novembre alla stessa ora stanno ancora litigando, sono a un passo dal mettersi le mani addosso e Riccardo ha una sensazione di disagio aspettando l’ascensore.
Il 17 novembre, si sente un vigliacco perché è contento di trovare l’ascensore sul pianerottolo mentre le grida montano sempre di più.
Suona il campanello e le grida cessano istantaneamente.
Un uomo con una camicia a righe e un paio di jeans gli apre la porta. Riccardo può intravedere un bambino sdraiato su dei cuscini al centro della sala che sta guardando la televisione con delle cuffie.
«Vi ho sentiti…» ma Riccardo non riesce a terminare la frase perché la calma dell’uomo lo disorienta.
«Ah, non si preoccupi, sono uno sceneggiatore. Mi dispiace averla disturbata. Dalla prossima settimana cominciano le scene di sesso.»

Saggezza popolare Vs ricerca scientifica – i racconti del lunedì 39

Spiaggia di Cervia, due uomini discutono sotto l’ombrellone. Di tanto in tanto si distraggono per controllare i figli che fanno il bagno.
«Io lo tengo a sinistra sin da bambino ma mia moglie ha letto in una rivista che fa diventare impotenti. Adesso sto cercando di mettermelo a destra ma è scomodissimo, il legamento si è allungato a sinistra.»
«Ah, fai attenzione che mia nonna dice che metterselo a destra fa venire il cancro alla prostata. Il nonno è morto così. Adesso io sto cercando di tenerlo a sinistra.»

Il sottosuolo di internet – i racconti del lunedì 38

La notte chiudo i doppi vetri delle finestre, abbasso le tendine e mi metto i tappi per le orecchie, ma non dormo, non voglio sentire i giovani per la strada che si ubriacano e fanno festa. Accendo il computer spesso alle undici di sera e per un’ora lapido tutti i blog che incontro con commenti di odio, insulti anonimi, minacce, qualunque cosa che possa portare zizzania, scompiglio, scandalo, qualunque cosa per infettare gli altri di amarezza.

Una brutta giornata – i racconti del lunedì 37

«La metro andava a mezzo servizio e tutte le carrozze erano piene da farti venire un infarto, poi quando sono uscito pioveva a dirotto; sono arrivato in ufficio fradicio. Il mio capo si è lamentato che a) ero in ritardo b) la presentazione non era aggiornata c) ero impresentabile perché fradicio. Una giornata intera con i piedi bagnati. Mentre asciugavo i calzini in bagno con un phon è entrato il presidente. La sera ho provato di prendere l’autobus invece della metro ma è salita una gita scolastica, bambini che urlavano e correvano. Sono finalmente arrivato a casa e la caldaia era rotta, niente acqua calda. E pizza surgelata.»

«E tu pensi di avere avuto una brutta giornata?» rispose Gregor Samsa.

Se vai in vacanza l’Economist ti attacca una pubblicità alla finestra

La nuova campagna dell’Economist a Parigi.

Qui su facebook

Ho scelto questa foto perché è vicino a casa mia: Rue Burq, Paris 18ème

Spiegazione della campagna:

da facebook: The Economist sta promuovendo una campagna di poster in Francia giocando sul fatto che alcuni negozi sono chiusi in Agosto. Il poster dice “Le monde ne s’arrête pas de tourner au mois d’août.” (“Il mondo non smette di girare in Agosto”).

Ho contattato The Economist sia su facebook che su twitter per domandare se avevano chiesto il permesso di attaccare manifesti alla finestra di un edicolante. Nessuna risposta.

Dunque, deduco che sia una mossa da burloni senza il permesso dell’interessato.

Al di là del fatto che è innegabile che la Francia sia totalmente chiusa in Agosto (come l’Italia), andare in ferie non dà a un giornale la libertà di attaccare la propria pubblicità alle finestre della gente. Inoltre una pubblicità che promuove l’abbonamento, quindi tagliando fuori il giornalaio sulla cui finestra è stato appeso il manifesto.

E se prende piede? Perché solo l’Economist? Anche il Corriere della Sera, Le Monde, The Guardian, Time, etc. non vanno in vacanza in Agosto. Possono anche loro appiccicare alle finestre dell’edicolante in ferie la loro pubblicità. E perché solo l’edicolante? Bar, tabaccai, scarpai. Un negozio di scarpe chiude per ferie e le grandi marche gli attaccano manifesti sulla vetrina mentre è via: “In vacanza con Converse – Nike, Reebok, etc.”

E giocare al più puro, al più intelligente, a quello che lavora di più, è pericoloso. Mi aspetto che un qualche quotidiano francese, che quindi lavora di notte al contrario di un settimanale – come The Economist -, gli attacchi un cartello alle finestre degli uffici di Londra o Parigi con scritto:

IL MONDO NON SMETTE DI GIRARE DI NOTTE

Ps. Nel caso, ecco gli indirizzi degli uffici dell’Economist:
– 6 rue Paul Baudry, 75008, Paris
– 25 St James’s StreetLondon, SW1A 1HG, London
gli altri: http://www.economistgroup.com/contact/index.html

I 5 pulsanti di distruzione dell’universo, no, scusate, della terra – i racconti del lunedì 37

Un diavolo cattivo ha sparso per il pianeta 5 pulsanti di distruzione dell’universo, no, scusate, della terra.

Ce n’è uno in cima alla scala di una casa padronale abbandonata a Detroit. I bambini la usano come rito iniziatico: entrano da due assi divelte e rubano oggetti di nessun valore e prima o poi uno di loro potrebbe notare il bottone e spingerlo per curiosità. Uno è il freno di emergenza di un treno Intercity fra Milano e Roma. Il più sicuro è sepolto nel permafrost russo e attende un riscaldamento globale incisivo. Il quarto è nelle fogne di Bangkok ma la molla è abbastanza dura e ci vorrebbe una forza di 12kg – o un topo davvero molto grosso – per azionarlo.

Il quinto nessuno sa dove si trovi. Si raccomanda la popolazione di non spingere imprudentemente pulsanti trovati a caso.

 

Il cimitero delle penne Bic – i racconti del lunedì 36

Una leggenda parla di un luogo che nessuno ha mai visto, mitico quasi quanto il cimitero degli elefanti, il cimitero delle penne Bic. La sua esistenza è stata teorizzata per la prima volta dal pubblicitario Ian Parker deducendolo da un’inchiesta di marketing del 1984: 94% degli intervistati ammetteva di perdere la penna Bic prima di averla esaurita. “Dove finiscono tutte le penne Bic non esaurite?” si domandò Parker in un articolo su Nature. Tristemente, Parker venne a mancare l’anno successivo, annegato in circostanze misteriose durante una vacanza nel Mar Rosso.

La fine di Ian Parker non ha scoraggiato esploratori e astronomi a formulare teorie estreme e quasi sempre contraddittorie, che comprendevano una volontà di potenza iscritta nel DNA della penna Bic fino a una cospirazione internazionale che ripulisce il pianeta ciclicamente di tutte le penne Bic in circolazione.

L’avventuriero argentino Luis Esposito sostiene di avere intravisto il cimitero delle penne Bic in Congo, guidato da uno sciamano cieco ma non ha mai voluto rivelarne l’esatto luogo; il geologo francese Marcel Dupré sostiene di avere individuato un bizzarro strato geologico a due chilometri di profondità nei ghiacci antartici.

Per il momento, possiamo solo affidarci alle fiabe che verranno scritte su un luogo in cui sirene e tritoni nuotano in un’immensa vasca colma di migliaia di esemplari della penna di plastica più famosa al mondo.